sabato 12 maggio 2018

Perfecto Mundo


 Quando si pensa alla scalata su roccia di solito si associa la ricerca del limite, la sfida con se stessi e la maggior parte delle volte è una battaglia solitaria. L’esperienza passata in questi 10 giorni a provare Perfecto Mundo ha però lasciato qualcosa di più del solito, dei valori molto difficili da trovare in uno sport individuale come il nostro: l’aiuto reciproco e la collaborazione. Ho provato Perfecto Mundo da solo per 13 giorni durante dicembre e marzo, la motivazione è sempre stata molto alta, ma molto spesso mi ritrovavo da solo in falesia con Sara (o Lorenzo più avanti) a provare e riprovare, senza riferimenti se non me stesso.
Nell’ultimo viaggio invece, ho incontrato altri due scalatori intenti a provare la via: Alex Megos e Chris Sharma (non proprio due a caso).
Si è subito instaurato un rapporto di condivisione tra noi tre, di metodi e motivazione, che ha portato tutti a un miglioramento tangibile sulla via, giorno per giorno. Ognuno di noi ha ricevuto e dato agli altri e senza invidie, competizioni o rancore tutti e 3 abbiamo provato a fare la prima salita della via. Potrei stare qui a descrivere la via, buco per buco, da terra alla catena, (la conosco a memoria ormai) ma ho pensato invece fosse più interessante parlare delle persone e di cosa ognuno ha dato agli altri e di come sia stato fondamentale il concetto di condivisione.


Chris Sharma è quello che negli anni ha investito più energie e tempo, ha chiodato questa via, l’ha immaginata quando stava provando Gancho Perfecto, vedendo le prese dalla via di fianco e credendo fosse possibile. Ovviamente lui ha contribuito in maniera più evidente, creando e iniziando a provare la via, che sarebbe dovuto essere il suo primo 9b+. Ma nel periodo in cui la provava, Adam Ondra ha iniziato ad assediare La Dura Dura e così Chris lo ha seguito, abbandonando questo progetto. Vederlo tornare a provarla, 9 anni dopo averla chiodata, ha stupito tutti. Un pensiero comune potrebbe essere che ora, avendo una figlia e una palestra a cui badare, non sia più in forma come ai tempi e che si accontenti di scalare e divertirsi (come ha sempre fatto comunque), ma senza pretese. Arrivato in falesia in effetti dava proprio questa impressione, sempre molto rilassato e gentile, parlava con tutti e se la prendeva molto con calma, magari anche adattato e condizionato dalla vita spagnola. Una volta toccata la roccia però, è avvenuta una trasformazione. Subito ha provato il crux della via, facendolo come se niente fosse, e unendo sezioni della via piuttosto impegnative. Ha deciso di provare la via partendo dal riposo di Gancho Perfecto (ultimo riposo prima della sezione principale) e lasciando a bocca aperta tutti è arrivato fino alla placca finale, cadendo sull’ultimo passo duro, urlando come tutti sappiamo (proprio come nei video che gasano tutti). In quel momento ne io ne Alex eravamo ancora riusciti a connettere una sezione così lunga. Il ritorno di Chris sulla via, dopo anni, in quel modo ha dato una carica a tutti, pure a chi provava il 6b da secondo in fondo alla falesia, e ha lasciato una motivazione e un’ispirazione che pochi al mondo riescono a regalare. In effetti perché stupirsi, stiamo sempre parlando di Chris Sharma.


Io, nel mio piccolo, penso anche di aver dato qualcosa agli altri. Dopo anni che nessuno provava questa via, il passato inverno ho deciso di rispolverarla e iniziare a provarla (un po’ come ho fatto sul 9b la Capella a Siurana, ripetuta un mese dopo da Daniel Woods). Ho ripreso in mano un progetto quasi abbandonato e ho iniziato a provare e provare, prendendo alcuni metodi di Chris e trovandone di nuovi, rendendomi conto che c’era realmente la possibilità di farlo. Ovviamente ho chiesto il permesso a Chris prima di provarlo, e Chris ha invitato anche Alex, che è venuto per la prima volta a metà Aprile. Spero di poter dire di aver ridato luce a questa via, una perla di Margalef, che forse sarebbe passata inosservata anche ad Alex, e magari abbandonata ancora per anni, questo forse è stato il mio piccolo contributo e sono contento di averlo fatto. Ovviamente mi sarebbe piaciuto salire per primo la via, ma mi rendo anche conto della difficoltà della stessa, 9b+ e del tempo che devo e dovrò impiegarci, credo che nessuno si sia mai sognato di fare un 9b+ in una sola stagione. Tranne lui.


Alex, in 15 giorni di tentativi, ha fatto la prima salita. Tutti sapevamo fosse possibile, ed è anche per questo che la provavo da un po’, ma poi da arrivare a farla la strada è ancora lunga, trattandosi di una delle vie più dure del mondo. Alex ha definito il nuovo limite del possibile, passando dal “si può fare” al farla, dandoci uno stimolo in più per ripeterla. Oltretutto abbiamo scoperto 3 metodi per fare il lancio del crux, quello di Chris, con un piede molto basso, il mio con un piede molto alto e Alex utilizzava un piede intermedio. Grazie alla sua intuizione ho cambiato anche io il piede che usavo e sono riuscito a perfezionare il lancio, che se prima (provato come singolo), mi veniva 2 volte su 5, adesso posso dire di riuscirci 4 volte si e una no, e la differenza sarà ancora più marcata arrivando da sotto.


In ogni caso, scalare con loro è stata un emozione pazzesca, fare il tifo e anche assicurarsi a vicenda ha creato un atmosfera di ralla e motivazione che si estendeva in tutta la falesia e in tutta Margalef. La salita di Alex mi ha dato ancora più carica, la via è stata fatta, è possibile, non manca molto, neanche poco, ma comunque stiamo parlando del mio limite estremo, per ora, anche se solo in maniera teorica posso immaginare, in futuro, una via più dura di questa, ma comunque fattibile. Parlavamo infatti che se non ci fosse il riposo, (a un terzo della via) la via sarebbe di sicuro almeno 9c, e per la prima volta mi sono reso conto in maniera realistica quale potrebbe essere la difficoltà di una via di 9c, fino ad allora ci potevo solo pensare matematicamente ma senza nessun riferimento. Nel mondo esistono solo altre 3 vie di 9b+ (Change, La dura dura e Vasil Vasil), e solo una più dura (Silence). Il lavoro che ho fatto e che mi aspetta quindi non sarà di certo una passeggiata, ma sono sempre stato attratto dalle sfide, soprattutto da quelle che si nascondono dietro la parola "impossibile".

Foto © di Ken Etzel